Equinozio d’autunno e Massoneria
In Massoneria, ogni anno, con il ritorno dell’equinozio d’autunno, si alzano inni, si celebrano riti e si recitano frasi consumate di testi antichi. Si ripetono formule latine ormai svuotate di forza, come se bastasse rivestire di solenni parole un passaggio astronomico per renderlo vivo. Ma proprio qui risiede il pericolo: trasformare ciò che dovrebbe scuotere in semplice liturgia, ingabbiare il mistero in routine.
Oltre la liturgia: la vera natura dell’equilibrio equinoziale
L’equinozio non è un quadretto stagionale da cartolina. È una frattura netta nel tempo, uno spartiacque che smaschera l’essere umano. È il momento in cui la luce arretra e l’oscurità avanza, ricordandoci con crudezza che la vita non è mai un bene garantito, ma una conquista fragile, continuamente rimessa in discussione.
Molti parlano di equilibrio, come se questo giorno incarnasse un’armonia pacifica e rassicurante. Ma l’equilibrio dell’equinozio è una lama sottile: instabile, tesa, pronta a spezzarsi. È un equilibrio che inquieta, perché rivela che la stabilità non è mai definitiva, ma solo una tregua momentanea.
L’Illusione della quiete nel cammino iniziatico
Il Massone che crede di avere raggiunto la quiete interiore attraverso il cammino iniziatico cade in un’illusione. L’equinozio gli ricorda che la vera ricerca non è un traguardo da possedere, bensì un processo incessante, e che ogni conquista è destinata a restare incompiuta.
Ridurre l’autunno a un lento declino verso il gelo invernale è un errore di prospettiva. L’autunno è l’unica stagione sincera: non promette nuove crescite come la primavera, non si illude di eternità come l’estate, non si rifugia nel buio totale come l’inverno. L’autunno è lo specchio che ci mostra la verità del ciclo: ogni frutto maturo porta già con sé la sua fine.
L’Equinozio d’Autunno in Massoneria: un Tribunale Interiore
Per il Massone, questa presa di coscienza è al tempo stesso dolorosa e liberatoria. Dolorosa, perché abbatte la rassicurante retorica di una Natura madre sempre benevola. Liberatoria, perché invita a guardare il proprio cammino senza veli: la maturità non è un’anticamera del riposo, ma un confronto severo con le nostre ombre.
Nessun giudice esterno ci attende. L’equinozio d’autunno è un tribunale interiore davanti al quale siamo costretti a pesare le nostre scelte. La bilancia non è un concetto astratto: misura davvero ciò che abbiamo fatto – e soprattutto ciò che abbiamo deciso di non fare.
La funzione dell’Ombra: perché un rito autentico deve inquietare
Un rituale equinoziale, se autentico, dovrebbe lasciare il Massone turbato, scosso. Se ne esce solo confortato, più sereno, allora il rito è stato un fallimento. Perché la minaccia più grande non è l’oscurità crescente, ma il nostro attaccamento cieco alla luce.
Le ombre non mentono: è la luce, quando diventa abitudine, a ingannare. L’avanzare del buio è un invito a mettere in discussione certezze troppo comode. Il vero pericolo non è la notte che avanza: è la riluttanza dell’uomo ad attraversarla.
Per questo, l’equinozio andrebbe vissuto in silenzio, nella solitudine di un viaggio interiore. La domanda fondamentale è: di cosa vi liberate oggi? Quale maschera scegliete di deporre?
Perché l’equinozio non accade fuori di noi, ma dentro di noi. Non è il sole che tramonta: siamo noi a dover tramontare. Non è la notte che avanza: sono le nostre difese a dover cadere. Se quest’anno l’equinozio non vi mette a disagio, non lo avete davvero vissuto.
Ritus sine spiritu mortuus est.
(Il rito senza spirito è morto)
A. T.




“la vera ricerca non è un traguardo da possedere, bensì un processo incessante, e che ogni conquista è destinata a restare incompiuta.” da un punto di vista è vera ma rischia di divenire un’ossessione e di non riconoscere più ciò che si ha davanti più di conquista parlerei di comprensione che se è intima silente senza giudizio alcuno resta un punto fisso di verità.
” ogni frutto maturo porta già con sé la sua fine.” ma è insito in lui il seme della rinascita (Cristo muore alla carne rinasce in spirito).
“la maturità non è un’anticamera del riposo, ma un confronto severo con le nostre ombre.” perchè guardare alle ombre se si può alzare la testa al Sole, l’ombra di sè stessi ci segue sempre ma alle 12 è minima e se si diventa/abbandona nella luce non vi è più alcuna ombra ne sè semplicemente si è.
” l’equinozio andrebbe vissuto in silenzio, nella solitudine di un viaggio interiore. La domanda fondamentale è: di cosa vi liberate oggi? Quale maschera scegliete di deporre?” la leggerei al contrario.
Quando il sole tramonta si può far affidamento sulle 30 stelle che guidano il cammino in attesa dell’alba. Il disagio è solo un’altra forma di identificazione con le ombre e di giudizio verso se stessi o gli altri va accolto ed abbandonato.
“Ritus sine spiritu mortuus est.
(Il rito senza spirito è morto)”: vero ma se un rito può servire ad accedere allo spirito, lo spirito in se non ha bisogno di un rito egli è
ovviamente sono solo riflessioni e parole .
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