IL SILENZIO, LA PAROLA, L’UMANO

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Il dovere etico di restare costruttori

“Solo i morti hanno visto la fine della guerra.”
— Platone

C’è una soglia sottile dove il silenzio smette di essere equilibrio e rischia di diventare un’ombra ambigua di ignavia.

Come custodi di una Parola che cerca da sempre di ricercare l’Umano, non possiamo restare spettatori mentre il rumore delle bombe prova a cancellarla.

La guerra non è un’incursione della politica o della religione nei nostri lavori; è la ferita aperta di una disumanità che ci riguarda tutti.

Quando la bellezza millenaria di palazzi e città si sgretola, i vetri della storia vanno in frantumi, non cade solo un monumento: si spezza lo specchio in cui l’umanità impara a riconoscersi.

Ogni vita che si spegne, ogni ponte che crolla, è un mattone rimosso dal Tempio della nostra convivenza civile.

Noi da millenni abbiamo scelto di essere costruttori.
E un costruttore non può volgere lo sguardo altrove mentre le fondamenta del mondo tremano.

Oggi più che mai, impugnamo la Squadra della rettitudine, il Compasso della libertà e il Regolo della misura per non smarrire la bussola dell’etica.

Non per giudicare o parteggiare ma per restare vigili.
Per testimoniare che, dove tutto si spezza, noi scegliamo ancora di essere ponti di fratellanza universale.

Esprimere un dolore e una speranza non è un atto politico.
È l’unico modo per restare umani.

Un T.F.A.

Il Gran Maestro
della Gran Loggia Liberale d’Italia

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